Bugatti Destrier: quando il motore più potente diventa il dettaglio meno importante

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Bugatti Destrier: quando il motore più potente diventa il dettaglio meno importante

Pubblicato 6 agosto 2026

Un unico telaio, due capolavori

Nel 1937 e nel 1939, il telaio Bugatti Tipo 57 conquistò la vittoria assoluta a Le Mans con le auto da corsa aerodinamiche Tipo 57G e Tipo 57C Tank. Partendo da quella stessa base, i progettisti Bugatti hanno anche dato vita alla Type 57SC Atlantic, un’auto ampiamente considerata la più bella mai costruita. Un’unica piattaforma, due espressioni completamente diverse di ciò che un’auto può essere: una macchina da corsa e un oggetto d’arte, accomunate da un’unica struttura portante. La Bugatti Destrier, terza creazione del Programme Solitaire e presentata durante la Monterey Car Week in vista del Concours d’Elegance di Pebble Beach il 16 agosto 2026, porta avanti questa tradizione con la stessa discreta sicurezza. Sotto la carrozzeria si nasconde il propulsore W16 da 8,0 litri con quattro turbocompressori della Bolide, in grado di erogare 1.600 PS al culmine del suo sviluppo. Questo dettaglio viene menzionato quasi di sfuggita, perché sulla Destrier è quasi irrilevante. Prendendo il nome dalla razza di cavalli da cavaliere medievale più pregiata e potente, la Destrier pone una domanda a cui solo il pacchetto ingegneristico più estremo di Bugatti potrebbe rispondere: e se tutte quelle potenzialità – la monoscocca in fibra di carbonio, le proporzioni, l’assetto – fossero completamente liberate dalle esigenze di deportanza e potessero esistere puramente come scultura? La risposta è alta appena un metro, notevolmente più bassa di qualsiasi altra Bugatti mai costruita, con ruote da 20 pollici all’anteriore e da 21 pollici al posteriore – un significativo passo avanti rispetto ai 18 pollici della Bolide – che appaiono monumentali su una carrozzeria ridotta ai suoi volumi più essenziali.

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Un linguaggio formale basato sulla sobrietà

Il design della Destrier non si impone. Si sviluppa gradualmente. La caratteristica linea a C di Bugatti, tradizionalmente una curva ininterrotta di cromature che incornicia ciascun fianco, qui si interrompe appena prima del passaruota anteriore, lasciando intravedere la carrozzeria nuda prima di riprendere il suo percorso per intersecarsi con la griglia a ferro di cavallo, più ampia rispetto a quella della Bolide ma caratterizzata dalla sobrietà piuttosto che dall’aggressività. Nella parte posteriore, la carrozzeria si chiude con la stessa discreta grazia della Chiron Profilée, un’elegante ala integrata che porta la silhouette alla sua conclusione senza drammaticità. Una targhetta commemorativa incisa a mano con il laser sopra il parabrezza raffigura sia la Type 57G Tank che la Type 57SC Atlantic, rendendo permanente e visibile il legame storico tra la Bolide e la Destrier. È nell’assetto che la meraviglia della Destrier diventa innegabile. L’architettura estrema della Bolide permette all’abitacolo di accovacciarsi in basso tra due parafanghi anteriori pronunciati, conferendo all’auto un portamento teso e pronto all’azione anche da ferma. Dietro le portiere, la carrozzeria si restringe verso l’interno formando una vita drammatica, per poi gonfiarsi sopra le ruote posteriori in un potente fianco, un portamento normalmente riservato agli schizzi progettuali iniziali piuttosto che alle auto completamente realizzate. Rifinita in Sapphire Celeste, una tonalità multistrato su misura creata in esclusiva per questa commissione, con una lucentezza ispirata ai diamanti intessuta nella sua struttura e finiture in alluminio lucido che creano un elegante contrasto, l’auto porta con sé anche una silenziosa eco storica: la celebre Type 57SC Atlantic, nota come Pope Atlantic, era originariamente blu prima di essere riverniciata dall’attuale proprietario. Nel vano motore, le finiture in alluminio lucido presentano una superficie martellata, un sottile richiamo all’armatura battuta a mano del cavaliere medievale da cui l’auto prende il nome.

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Un atelier sartoriale, avvolto attorno a un unico occupante

All’interno, la Destrier si allontana notevolmente dall’abitacolo essenziale da competizione della Bolide, molto più di quanto l’esterno possa suggerire. Tre materiali caratterizzano l’abitacolo: pelle e nabuk, entrambi nella tonalità Ambre Voyageur, un intramontabile marrone caldo, e un tessuto avanzato a maglia 3D che attinge alle tecniche dell’alta moda e dell’abbigliamento sportivo ad alte prestazioni per creare superfici tridimensionali senza cuciture, tanto tecniche quanto piacevoli al tatto. Fili di rame attraversano il tessuto a maglia come riflessi scintillanti, intrecciati in un motivo circolare a forma di alone che scorre ininterrottamente intorno all’abitacolo. Le linee di cucitura a contrasto evidenziano la geometria di ogni componente, ripetuta nei ricami dei poggiatesta e nelle linee fluide della console centrale. La finitura martellata delle parti cromate, che appare per la prima volta nel vano motore, ritorna all’interno in quattro punti di contatto: la maniglia della portiera, le bocchette di ventilazione, il mozzo del volante e la targhetta di ingresso, un filo conduttore che collega la narrazione esterna all’esperienza interna con quel tipo di coerenza che distingue un progetto ben ponderato da uno semplicemente decorativo. Una piccola bandiera francese si trova al centro dell’abitacolo, un cenno alle origini del marchio che non richiede spiegazioni per chiunque sappia dove si trova Molsheim. Come descrive Sabine Consolini, responsabile del reparto Colori e Rivestimenti, ogni materiale è stato scelto come un sarto seleziona il tessuto: nulla è appariscente, ogni superficie è misurata, piacevole al tatto e realizzata per una sola persona.

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Il peso della storia, la leggerezza della forma pura

Ciò che la Destrier rappresenta in definitiva all’interno del Programme Solitaire, accanto ai suoi predecessori Brouillard e F.K.P. Hommage, è un tipo di ambizione diverso da entrambi. Mentre quelle commissioni sono state realizzate a partire da storie emozionanti e intrise di narrazioni personali o storiche, la Destrier è una creazione istintiva, incentrata innanzitutto sul design: un capolavoro scultoreo che non parte da una storia ma da una sensazione, e costruisce tutto il resto attorno ad essa. Il motore W16 da 1.600 PS è presente, funzionante e straordinario, ma qui funge da base piuttosto che da protagonista, proprio come il telaio della Type 57 era alla base dell’Atlantic senza che fosse il motivo per cui qualcuno si innamorasse dell’auto. Frank Heyl, direttore del design di Bugatti, ritiene che la Destrier abbellirà i prati dei Concours anche tra cinquant’anni, e la convinzione alla base di questa affermazione è visibile in ogni decisione che l’auto incarna. Un grande design non è pensato per il momento della sua presentazione. È pensato per i decenni a venire, quando il contesto che ne ha accompagnato la creazione sarà svanito e rimarrà solo l’oggetto stesso. Sotto questo aspetto, la Destrier si è già guadagnata il suo posto nella storia della Bugatti, non nonostante la sua sobrietà, ma proprio grazie ad essa.

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